lunedì 19 dicembre 2016

continuiamo a vivere...


Così continuiamo a vivere la nostra vita, pensai.
Segnati da perdite profonde e definitive,
derubati delle cose per noi più preziose,
trasformati in persone diverse
che di sé conservano solo lo strato esterno della pelle;
tuttavia, silenziosamente, continuiamo a vivere.
 
(Murakami Haruki)
 
 
 

martedì 8 novembre 2016

il cammino di santiago...


appare improvviso nei pensieri,
appare nelle pagine facebook che incontro,
non l'ho cercato...è apparso...
il cammino di Santiago è una chiamata, come le Sette chiese nella notte,
come il Family day...
è nella mente e nel cuore da anni, si sta avvicinando
anche se non è ancora il momento giusto,
non è una vacanza, non è turismo...
non è la scoperta di luoghi nuovi...
si cammina per scoprire i nostri occhi e il nostro cuore...
per ritrovare la propria anima, la forza, il senso...
si cammina per scoprire le vere priorità della vita
almeno le proprie...
per capire la forza che abbiamo, che non sappiamo di avere,
per aprire il cuore che a volte rimane intrappolato
dalla paura, dall'insicurezza, dalle aspettative degli altri,
dalle illusioni...
si cammina per scoprire una libertà nuova,
una libertà costretta a misurarsi con le difficoltà, i propri limiti, le paure,
il tempo, gli imprevisti, i dolori, la solitudine...
una libertà personale che deve per forza tenere conto del mondo intorno...
una libertà che deve imparare ad accettare quello che non si può cambiare,
una libertà che deve saper lasciare indietro il passato e aprirsi al domani...
una libertà che insegna ad accettare se stessi...
ma è anche un cammino di fede, un cammino dentro la propria anima,
un cammino che insegna ad affidarci, a sperare, a guardare il cielo...
a scoprire che non siamo soli...
solo così si può camminare verso la vita...


mercoledì 19 ottobre 2016

autunno...


E’ che ad un certo punto della vita
ti accorgi che l’autunno comincia a somigliarti,
nell’ombra, nel prosciugarsi, nel sentirsi spoglia,
qualcosa ti è dolorosamente affine…
 
(M. Corradi)

 

sabato 23 luglio 2016

la nuova guerra...


Sembra di non avere parole abbastanza, per riuscire a mettere nero su bianco
i pensieri del momento, i pensieri che irrompono alla vista di quello che
succede ogni giorno nel mondo...
Quello che so è che qualcuno mi sta rubando qualcosa, mi sta togliendo aria,
non riconosco nulla intorno a me, nulla in cui riesco a ritrovarmi,
tutto troppo in fretta sta cambiando colori, profumi, volti, ambienti,
non siamo noi, non possiamo riconoscerci in tutto...
e non mi riconosco nell'immagine dell'uomo di oggi...
non mi riconosco nel volto del mio paese
Dopo i fatti di Nizza il primo pensiero che mi ha attraversato la mente è stato questo...

Ci stanno dimostrando che possono colpire in ogni momento, nel modo più impensabile...
non hanno bisogno di apparecchiature sofisticate, di addestramenti tecnologici
ma solo di un ideologia fissa, ben piantata nella mente e nel cuore...
e contro di questa le parole di pace e tolleranza servono a poco
(non sono buonista e sono anche poco tollerante)...

anche se sono cristiana...

E' una guerra, possiamo negarlo per non avere più paura di quella che già abbiamo,
ma lo è...e noi siamo disarmati...ci siamo disarmati...un po' alla volta, abbiamo sostituito l’appartenenza con la globalizzazione,
la differenza e la diversità con la massificazione, l’uniformità,
il sacrificio con il diritto,
abbiamo stravolto il significato di buono, tolleranza, accoglienza, integrazione,
non vogliamo che ci appartenga più il dolore, l’attesa, la sconfitta, la delusione,
non vogliamo più appartenere a niente…solo a noi stessi…
non vogliamo più riconoscere i limiti dell’uomo
non vogliamo più riconoscere e credere in Dio…e senza Dio l’uomo è solo…
e riempie la vita di altri idoli…denaro, potere, successo personale…
ma loro no, loro lo hanno il loro Dio, un Dio di guerra e odio e violenza,
un Dio di conquista e sottomissione…


sabato 9 luglio 2016

babele...


"Rifiutando Dio, noi e la nostra società non andremo lontano
e le conquiste del progresso potranno essere addirittura
la nostra babele e la nostra morte."
 
(Carlo Maria Martini)
 
Come una Babele, confusione totale, senza regole, senza distinzioni, senza differenze, globalizzati in un mondo che si dice colorato ma che non lo è, ognuno di noi è unico, e non possiamo più dirlo né pensarlo, siamo diversi, uomini e donne e vogliono annullarlo, vogliono farci dire e pensare che possiamo essere ciò che sentiamo o vogliamo...un mondo senza Dio, perché Dio è scomodo ci ricorda che non siamo onnipotenti, che non siamo eterni, infiniti...
Dio ci ricorda che siamo imperfetti, che non possiamo decidere della vita e della morte, e allora via Dio...e l'uomo decide come, quando, perché, per chi, con chi creare la vita...e decide quando è giusto toglierla...via Dio e l'uomo decide sulla natura, non esistono leggi naturali ma leggi che l'uomo decide se giuste o sbagliate...via Dio e l'uomo si sostituisce a Lui, è più semplice così, più semplice sentirsi onnipotente, forte, giusto...

davvero è più semplice o arriveremo tutti ad essere infelici, soli, tutti protesi a salire verso dove se avremo svuotato anche il cielo? non guarderemo più il cielo, ma guarderemo in basso, nel profondo del buio della terra, nel buio della nostra anima e del nostro cuore...


 
 
 

martedì 5 luglio 2016

luoghi comuni (1)...tutto il mondo è paese...


ci sono dei modi di dire, delle frasi che ci arrivano addosso
e non le sentiamo così vicine a noi o giuste...
tutto il mondo è paese...
non so chi l'abbia detta per primo,
per eventi vissuti, traslochi, cambi di residenza,
non mi sento molto d'accordo...
ci sono luoghi che ti appartengono e ai quali appartieni,
lo senti sulla pelle, negli occhi, nel cuore...
sono quei luoghi dove vivere ti è semplice, leggero, dove non ti manca l'aria...
è vero che in ogni luogo puoi fare le stesse cose,
una casalinga è casalinga...
ma come cambiano i tuoi occhi quando esci, come cambia ciò che vedi...
o forse sei tu che sei semplicemente diversa,
e tutto ti arriva a distanza di sicurezza...non ti lasci sfiorare...
coinvolgere, toccare...tu passi in quei luoghi senza farne parte...
una sensazione strana...guardare la vita da fuori...
puoi provare ad integrarti ma qualcosa ti tiene distante
forse anche gli altri si rendono conto che non appartieni a loro,
al loro mondo, al loro modo di pensare...
perché ogni luogo ha una sua anima, un suo modo di sentire, di vivere, di parlare...
sono una alla quale piace viaggiare, scoprire luoghi nuovi,
ma la cosa più bella è avere un luogo al quale tornare,
un luogo che senti tuo, dove ti senti veramente a casa,
e non è tutto il mondo, non siamo figli del mondo,
siamo figli di un luogo...
come l'idea di un mondo senza confini, non può esistere...
può esistere il rispetto, la conoscenza, l'amore per il mondo,
ma quel senso di appartenenza è dell'uomo, noi apparteniamo a qualcosa...
ne portiamo i segni, le tendenze, le particolarità, le differenze,
possiamo adeguarci, con la mente e la ragione trovare un senso,
ma il cuore sa a quale luogo appartiene...
e lì vorrà tornare...sempre...



mercoledì 29 giugno 2016

non importa...

 
Ho scoperto una frase più forte di me.
Devo ripeterla ogni giorno.
Dice: "Non importa"
 
(Dal web)
 
 
 
 

domenica 26 giugno 2016

la malinconia...


 La malinconia è respirare in un luogo
e vivere in un altro.
 
(Fabio Privitera)
 
 
 

giovedì 23 giugno 2016

scelte...


"Avevo due scelte:
lasciarmi morire o imparare a vivere.
Così presi un ago, mi ricucii l'anima
e decisi che dopotutto ce l'avrei fatta"
 
(dal web)
 
 
 

mercoledì 15 giugno 2016

Sette chiese nella notte


Decidi e vai, non pensi, vai come fosse una chiamata, il momento giusto…
magari avevi anche altri progetti (Campovolo…Ligabue)…
ma no, parti e vai lì, Roma, S. Maria in Vallicella, Padre Maurizio Botta.
Scarpe nuove da camminata (una salvezza), cerotti per il mal di schiena
e antidolorifici (mai usati!), crackers, acqua, quaderno e penna
e la voglia di camminare fino a sfinirmi, verso qualcosa o qualcuno
o forse solo verso me stessa, dentro me stessa.
Tante persone ma è come essere soli, non in senso negativo,
ma solo perché ognuno è solo con se stesso e con il proprio desiderio di ricerca,
di domande e risposte, di speranze, di offerte.
Li vedo arrivare piano piano, ognuno con il proprio zaino, il proprio bagaglio interiore,
entri in chiesa ti siedi e aspetti.
Qualcuno si confessa, tu no, non sei ancora pronta a farlo davvero,
non diresti tutto, non saresti giusta, non avrebbe senso, osservi, mediti, rifletti.
La messa, l’organizzazione in gruppi e si parte.
Ci prepariamo ad una catechesi notturna sulle virtù-vizio,
ma sarà dura mettersi a confronto, sarà dura accettarle e scoprirle e ancora di più,
sarà difficile la soluzione, che per una che riflette da una vita, la sa già la soluzione,
la sente dentro quella vocina. So che sono partita per riuscire ad arrivare fino in fondo,
ho pensato anche che avrei potuto fermarmi, ma non ho posto limiti,
li ho affidati a chi poteva meglio di me. Arrivare fino in fondo è andare oltre i propri limiti…
San Giovanni in Laterano…quello è stato il mio limite umano, dopo 8 ore di cammino,
alle 5 della mattina quando il buio inizia a dissolversi, e le prime luci rendono il cammino più chiaro, il limite dove ho iniziato a pensare “mi fermo, non ce la faccio più,
perché andare oltre, posso fermarmi, nessuno può impedirlo,
bisogna accettare i propri limiti…sì, ma possiamo anche scegliere di superarli!”
Sono a terra, faccio la foto alla Basilica quasi sdraiata. 
C’è chi spinge passeggini, uno spinge la carrozzina con sopra sua moglie.
Le gambe fanno male, ma se raddrizzo la schiena e cammino veloce ce la faccio, riesco.
Prima di partire Padre Maurizio Botta lo aveva detto…
quando arriveremo a S. Lorenzo fuori le mura al Verano se ci sarà una tomba aperta vi ci butterete dentro per farla finita lì…
Mai vista Roma di notte, per una romana non è carino dirlo, ma se qualcuno pensa che durante la camminata vede Roma di notte forse ha sbagliato uscita…
non si vedono le luci della città, si vede il buio che abbiamo dentro di noi.
Una scoperta Via delle Sette Chiese di notte, tutta percorsa a piedi da S. Paolo fino alle catacombe e a Via Appia antica e poi fino a Porta Latina…
un luogo incantato, come non pensare che non ci sia passata la “storia” e non emozionarsi?
E attraversare il luogo abitato dai Frati, silenzio, ordine, pulito, nessun suono emesso…
solo un infinita pace che si respira fino dentro l’anima.
Nonostante la notte si suda, qualcuno dalle macchine urla “ma cos’è?”
Come glielo spieghi in due parole? Non si può, non io almeno…
ogni termine risulta riduttivo paragonato alla fatica, alla sforzo che sto facendo.
Pensando al tema della catechesi…vizio/virtù…
vediamo, arrivo fino in fondo ho esercitato la virtù della forza, del coraggio, dell’abnegazione… il vizio quale sarebbe? Il voler vincere a tutti i costi, il voler avere ragione, dimostrare di non essere debole…”superbia”…”io posso, io faccio”…non lo so la linea è sottile,
tutto dipende da cosa sentiamo dentro, da quale pensiero sfiora la nostra mente.
Se solo si smette di pensare! Ecco allora la gioia, la consapevolezza che possiamo arrivare, che per arrivare ci vuole forza, volontà, dolore, sacrificio, rinuncia,
affidamento, condivisione, comunione…da soli non si arriva da nessuna parte!
Se solo si smette di pensare solo a se stessi e si alza lo sguardo su chi e cosa ci circonda,
se solo si smette di guardare solo noi stessi, si scopre la presenza di Dio in noi…
se solo si smette di guardare noi stessi in funzione degli altri, del loro giudizio,
se solo si smette di idealizzare e si inizia a vivere davanti al Vangelo…
è lì il punto dolente, difficile, insormontabile…
Mi metto davanti al Vangelo quasi sempre, ogni occasione passa attraverso le domande
ma Dio cosa vuole? Gesù che farebbe? Il Vangelo che dice?...
ma quella volta no…quelle domande non c’erano e non trovo alibi, giustificazioni,
solo consapevolezza della mancanza di amore, di stanchezza, di delusione
che hanno ucciso qualcosa…ma valgono davanti al Vangelo? Non lo so…e non trovo pace… quelle domande le ho fatte ma le risposte sono state giuste?
“Dio vuole solo la felicità dell’uomo”…come le interpreti?
Non certo che tu possa fare tutto quello che vuoi...
E poi il perdono, la realtà come ha detto Padre Maurizio Botta
è che l’uomo non ha la capacità di perdonare veramente, il perdono è roba di Dio.
Allora quando io raggiungo la capacità e la consapevolezza di non farmi travolgere dalla rabbia, di non farmi fare più del male, vinco l’ira, la vendetta…
forse non ho perdonato ma certo un passo avanti l’ho fatto! Presunzione? Non lo so…
non mi sento arrivata, mi sento cambiata, vedo il cammino, so che sono diversa
e so che non si può mentire a se stessi, mai…agli altri forse ma dipende da chi abbiamo davanti…quelli come noi ci conoscono ancora prima di parlare.
E quando mentiamo a noi stessi per nasconderci all’entusiasmo o al desiderio di donare
e di amare? Ira, accidia, indolenza, pigrizia, rabbia ci invadono…
Mi lamento lo so, sempre più spesso, fatica di vivere e non dovrebbe essere così…
vuol dire non accontentarsi, non vedere la bellezza che c’è…non fare con amore…
eppure c’è amore anche in quella fatica, solo che non dovrei lamentarmi di farla,
non dire di essere stanca, non demoralizzarmi quando intorno a me è la devastazione totale… e invece no, anche questo fa parte della nostra umanità, avere paura, sentirsi sconfitti
e poi continuare…esattamente come nel cammino quando sei a terra e ti rialzi per continuare. Davvero credi che Dio ci chieda di sorridere e saltare di gioia sempre?
Dio ci chiede di trovarla sempre quella gioia, di cercarla, scoprirla e accettarla…
soprattutto accettarla perché significa accettare Dio nella nostra quotidianità.
Avere il percorso di Gesù davanti a noi…sempre fisso, e allora Gesù è crollato,
si è lamentato, ha chiesto di poter fuggire via, via da quella situazione ma Lui c’è rimasto…
io no… Non in quel momento, e se non fosse stato allora sarebbe stato dopo,
ma sarebbe stato… Ho scelto in quel momento ma non mi tiro indietro ora,
ci sto nella situazione, nel bene e nel male, ci sto completamente,
senza prendere in considerazione fughe o abbandoni…
ci sto nonostante tutto e se qualcuno pensa che sia facile si sbaglia, si sbaglia di grosso!
Non è facile vedersi soli, sentirsi soli…non potersi appoggiare a nessuno…
Non avere una vita sociale, guardare il mondo dalla finestra e non riuscire ad entrarci
a sentirsene parte, non poter confidare le proprie gioie, dolori, paure,
tenersele dentro e risolverle da se stessi…
alcune volte diventano gigantesche, pesanti da sentirsi sprofondare…
Solo Dio basta…
il cammino è ancora lungo…

(18 settembre 2015)

Quest'anno non sono riuscita ad andare, ma tornerò a ripetere il cammino, e sarà nuova consapevolezza e nuove scoperte...



domenica 12 giugno 2016

comprendere...

 
"C'è chi comprende e chi non comprende, caro signore.
Sta molto peggio chi comprende, perché alla fine si ritrova
senza energia e senza volontà".
 
(Luigi Pirandello)
 
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Quando eravamo femmine (Costanza Miriano)


Finito di leggere il nuovo libro di Costanza Miriano, Quando eravamo femmine,
la prima impressione è che sono cose già lette nei precedenti libri, concetti ormai esposti,
apprezzo sempre molto il modo di scrivere, l’ironia, la vivacità
e al tempo stesso la profondità dei pensieri, che ti obbligano a fermarti e riflettere.
Ne esce sempre una donna che lotta continuamente con se stessa,
una donna che davvero si affida e crede profondamente,
illuminata da quella fede alla quale dona ogni momento,
ma come per gli altri libri lascia in me un senso di fastidio, di ribellione,
di ingiustizia verso quelle donne che certe scelte le hanno subite
e che non hanno potuto cambiare le cose, nonostante sentissero loro quei pensieri,
per mancanza di forza, di carattere, di aiuto, a causa della solitudine…
E nonostante tutto rimangono nel loro ruolo, “stacce” insomma,
mi chiedo…davvero Dio ci vuole martiri di noi stesse?
Ma è chiaro che questa domanda è solo una via d’uscita per giustificare scelte egoistiche,
perché una vera donna, una grande donna, una femmina di altri tempi
questa domanda magari manco se la fa, o se la fa non le provoca ansia,
depressione, tristezza, nostalgia, passività…
no, lei con spirito di accoglienza eterna va avanti e sorride alla vita,
nonostante il dolore e la solitudine e anche i sensi di colpa…
per combattere i quali si annulla ancora di più, ma offre tutto a Dio che riempirà quei vuoti,
quelle assenze, quelle mancanze di amore…
dovrà trovare senso nelle rinunce, nelle paure, nelle angosce, nel vuoto…
sì, nel vuoto perché in noi c’è una parte che appartiene solo a Dio e che solo lui può riempire,
ma c’è anche una parte che non può stare sola…
si deve solo capire bene cosa è destinato a noi per riempire quel vuoto…

lunedì 1 febbraio 2016

(dopo) Family day...


E come a settembre, sette chiese nella notte, c’è la vocina che ti dice che devi andare,
è il momento, coraggio…telefona e prenota il posto sul pullman…
potrai dire di esserci stata, potrai dire io c’ero, ho visto, osservato, percepito,
ascoltato, respirato quel momento, c’ero e non potete dirmi bugie…stavolta c’ero…
Ok, lasci a casa tre figli grandi, mica bambini,
se possono volare dall’altra parte dell’oceano possono sopravvivere a 12 ore senza di te…
loro sì, ammettiamolo, ma la casa? Sopravviverà alla loro ondata?
Vabbè, qualche rischio bisogna pur correrlo nella vita, un po’ di coraggio,
fede, affidamento a chi può più di noi, una bella raccomandazione e via…
destinazione Family Day!
Torni e già vedi il buio da sotto la porta, non c’è nessuno…
apri guardinga e entri spiando l’ingresso, giri lo sguardo in cucina…sala…camere…
bene, pensiero…ma quelli che erano al circo massimo sono tutti passati qui a fare merenda????
E giuro che erano tanti, io li ho visti!!! Non c’è da inventarsi numeri, fare calcoli…
Inizi a quel punto a fare domande su whatsapp ed arrivano le prime risposte,
io non c’entro con la cucina!
Tuo figlio voleva accendere il camino ed ha usato il cartone!
Il ninnolo è caduto e si è rotto!
Hai visto che bello abbiamo ripulito un po’ la soffitta e i cartoni sono tutti fuori sul terrazzo,
c’è solo da smaltirli…ci pensi tu?
Solo che a Prato piove e bisogna riportarli tutti dentro per non bagnarli…
vabbè…dopotutto questa è famiglia…
in fine dei conti in quelle due ore al circo massimo hai fatto scorta di amore
da riversare e restituire.
Ma non è finita, cellulare e tua figlia ti dice, mamma torno a casa mi sento male,
reazione allergica a non so cosa, mi sto gonfiando tutta…ma respiri?
Sì, mi si è solo abbassata la voce ma respiro…
Ok, cortisone subito e aspettiamo…niente, non passa troppo poco,
guardia medica veloce, puntura e attesa che passi…
bastava mezz’ora e non avrebbe più respirato…
Domani è un altro giorno…domenica, la passi a sistemare un po’,
riflettere, meditare, capire quello che hai vissuto il giorno prima…
immagini, suoni, parole che si riaffacciano, incontri…
e leggi su facebook quello che amici e non, scrivono, postano…
ti ci trovi in quei pensieri, quelle parole…ma le tue rimangono ancora dentro.
Un po’ di delusione, per la mancanza di parole da parte delle amiche,
l’augurio di buon viaggio ma niente che riguardi il family day,
curiosità o scambio di opinioni, ognuno rimane in silenzio, non ci si espone,
io l’ho fatto in fondo, sono andata, ci ho messo la faccia,
imparato ad usare anche gli haschtag (si scrive così?) !!!!
Lunedì e si torna al lavoro, volontariato per un associazione…
erano in servizio anche loro al Circo Massimo…bello vederli, ritrovare quei colori.
Così, forse per curiosità, per sapere cosa pensa chi è lì vicino a te, che lavora con te,
nessuno ne ha mai parlato nei giorni della preparazione,
nessuno ha mai espresso il proprio pensiero, opinione, posizione,
eppure siamo un’associazione cattolica, inizi il discorso e dici,
sai che sabato sono stata al Family day?
Risposta…Mi aspettavo di più da te!
Bum!!!!
Cosa? Cosa ci si aspetta dagli altri?
Spiegati…bè, non crederai a tutto quello che dicono, sono solo manovre,
a nessuno importa nulla ormai…e poi con che coerenza andiamo a predicare?
E poi da chi viene la predica?
Aribum!!!!
Eccola lì, la vocina cattiva, quella che ti vuol far vedere solo il peggio dell’uomo,
quella che ti vuole togliere ogni speranza,
quella che ti vuole far vedere quanto sei sporco, falso, cattivo, incoerente e non meritevole…
quella che vuole farti vedere ogni uomo dal lato peggiore, egoistico, individualista, parassita.
No stavolta non ci sto…quanti luoghi comuni sui cristiani, su coloro che seguono Cristo…
che poi in quella piazza c’erano anche quelli che in chiesa non ci vanno,
quelli che hanno dubbi, e cercano una via, solo una via per stare in pace con se stessi,
come me, e per stare in pace bisogna rendere conto delle proprie scelte
e pagarne le conseguenze e accettarne i limiti.
Quel giudizio altrui, che è anche il tuo, che ti fa sentire in colpa, in difetto verso gli altri.
Vogliamo un popolo di perfetti? Il popolo di Dio è un popolo in cammino, prima di tutto,
è un popolo che sbaglia, fa scelte contro, a volte sofferte, a volte inevitabili,
e paga per quelle scelte.
E’ un popolo che accetta i propri limiti, umani, naturali e li affida,
qualcuno si può superare altri proprio no, questa è una realtà, non giriamoci intorno.
Quanti diritti ci ha donato Dio, ma anche doveri…quante responsabilità verso noi stessi e gli altri…
Bastava guardare il circo massimo per capirlo,
la sola presenza è stata una forza immensa…parole silenziose che risuonano in un eco assordante,
un eco di speranza che non si riesce ad abbandonare.
Diritti civili, ok…definiamo la parola civile…
È civile lo sfruttamento?
È civile usare altri essere umani?
È civile se il potere di chi ha ricchezza è usato per scopi egoistici?
È civile il desiderio che supera ogni limite umano e naturale?
No, non riesco a crederci fino in fondo, non è civiltà…non ha senso,
e non perché lo ha detto Dio, ma perché è così…
nella maggior parte di noi, è così, negli occhi delle persone che ho visto
in quella immensa piazza, nelle parole e nell’entusiasmo di chi ha parlato anche per noi,
che ha tradotto i nostri pensieri, le nostre paure, le nostre speranze.
Dobbiamo credere che se anche non ci ascolteranno
avremo ritrovato la consapevolezza di appartenere a qualcosa di unico e bello,
la consapevolezza di esserci ritrovati e di poter camminare tutti insieme
per cambiare davvero qualcosa, nel nostro piccolo, nel quotidiano, ognuno nelle proprie case,
nel prendere posizione, nel dire e nel testimoniare, con tutti i limiti che abbiamo
e gli sbagli che abbiamo fatto e che faremo.
Ma una cosa ci differenzia, la nostra forza è nel credere profondamente,
quando ci riusciremo, che la Misericordia di Dio ci aiuta a sopravvivere ai nostri limiti e ai nostri sbagli
e ci da la speranza di ricominciare…sempre…
senza doverci vergognare dei nostri errori, l’uomo da solo non può farlo.

Ok, torno a casa, stanca della giornata al family day.
Per favore non mi disturbate, non posso essere sempre a disposizione,
non potevate evitare di accendere il camino?
Non potevate non andare in soffitta?
Possibile che basta che vi muovete rompete qualcosa, e ora senza quell’oggetto come faccio?
Ma un po’ di attenzione mai eh!!!
E dico, per finire, proprio il salmone dovevi mangiare stasera?
Che diritto avete di pensare che io sia sempre a vostra disposizione?

Cosa è giusto? Cosa ci dona serenità? Cosa ci dona pace? Quale scelta ogni volta?

Non lo so…so che entrando in casa ho scelto di rimettere con pazienza un pò in ordine,
in fin dei conti erano appena tre piatti e un paio di pentole nel lavello,
ma si saranno divertiti immensamente a cucinare da soli,
di non dare a quell’oggetto più valore di quanto ne avesse in realtà,
di ringraziare perché il cartone non ha incendiato la casa,
e nessuno si è fatto male,
di guardare con un sorriso a tutto quel lavoro che avranno fatto in soffitta per ripulirla un po’,
immaginando le risate, la gioia di mio figlio e i suoi amici che si sono votati a questa causa,
e soprattutto ringraziare di essere arrivata in tempo da non togliere il respiro a mia figlia…
in ultimo per avermi spinto a vivere una giornata meravigliosa,
che non può non aver cambiato ciascuno di noi.

Oggi è un altro giorno.


giovedì 28 gennaio 2016

mi fermo a pensare...


mi fermo a pensare a quante persone abitano in noi...
persone che fanno parte di un unico essere...
condividono...cuore, corpo, anima, pensieri, sentimenti...
ognuna di loro cerca un suo spazio preciso...
eppure dovrebbero armonicamente confluire in questo stesso essere...
penso a me...sono stata prima una figlia...
prima di essere lella dovevo essere una figlia...
una brava figlia...
poi sono stata una moglie...
prima di essere lella dovevo essere una moglie...
una brava moglie...
poi sono diventata una mamma...
e prima di essere lella dovevo essere una mamma...
una brava mamma...
poi è arrivata lella...che era rimasta a guardare,
seduta in un angolo la sua vita...
era rimasta ad ascoltare tutto quello che gli altri dicevano...
come doveva essere...
cosa doveva fare...
cosa andava...cosa non andava...
ogni tanto provava a dire quello che pensava...
ma non era facile...
ha questa incapacità a farsi capire...ad esprimere...a parlare...
allora fuggiva...e lasciava che tutto andasse come volevano...
cambiava a seconda di come doveva essere...
ma non bastava mai...
c'era sempre qualcosa in più da accettare...
e più accettava...più si nascondeva...
ma più ti nascondi...più le persone intorno a te pretendono...
non va bene essere buoni...bravi...
e quando non hai più voce ti dicono che è inutile che parli...
e quando non hai più forza ti dicono che si vergognano di te...
di come sei...di cosa fai...del tuo comportamento...
allora arrivano i dubbi...le paure...
e poi...la rabbia...l'odio...
e forse arriverà anche l'accettazione di sè stessi...
di ciò che si è...
arriverà il momento di sentirsi liberi dalle maschere che altri hanno deciso per te…
dai ruoli che ti hanno imposto, scelto, perchè così per loro era più semplice…
arriverà il momento in cui dirai…sono così…
sono questa e va bene così…
non ci sono più compromessi…
 

mercoledì 27 gennaio 2016

se...


Se ti becchi una pallottola o una scheggia
si mettono subito a strillare presto-barellieri-il-plasma,
se ti rompi una gamba te la ingessano,
se hai la gola infiammata ti danno le medicine.
Se hai il cuore pezzi
e sei così disperato che non ti riesce aprir bocca, invece,
non se ne accorgono neanche.
Eppure il dolore dell'anima è una malattia molto più grave
della gamba rotta e della gola infiammata,
le sue ferite sono assai più profonde e pericolose
di quelle procurate da una pallottola o da una scheggia.
Sono ferite che non guariscono, quelle,
ferite che ad ogni pretesto ricominciano a sanguinare.

(Oriana Fallaci)


martedì 26 gennaio 2016

ogni persona...


…ogni persona che incontriamo ci induce ad imparare qualcosa,
nel bene o nel male, dobbiamo imparare a fare o a non fare,
a dire o a non dire, a volte anche essere in certo modo…
imparare a vivere, ecco…
allora mi domando…
ci chiedono di imparare ad essere in un certo modo
perché così siamo più gestibili per loro?
O magari perché così non li mettiamo di fronte alle cose
che a loro non piacciono o a modi di essere che non riescono ad essere?
E…
quando noi, che abbiamo così tanto da imparare avremo imparato,
queste persone che ci dicono cosa imparare,
accetteranno ciò che siamo diventati?
Perché dopo aver imparato tanto non ci saranno più compromessi…
dopo aver imparato avremo la consapevolezza di ciò che siamo noi
e di ciò che sono gli altri
e non saremo più disposti a annientarci…
allora avremo anche la forza di scegliere…


sabato 23 gennaio 2016

essere amati per quel che si è...


C’è un fraintendimento intorno all’idea
che si debba essere amati per quel che si è,
perché non c’è solo atto, c’è anche potenza.
E chi ti lascia credere che vada bene così, che non c’è altro da fare,
da conoscere, da provare, da essere,
sta solo accarezzando le tue paure per tenerti sotto il proprio controllo.
L’amore non c’entra nulla.

(Anna Talò)


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